sabato, 11 aprile 2009

LA TUA PAROLA DI SOLIDARIETÀ…

La tragedia senza nome, iniziata nella notte che segnava il passaggio dalla domenica 5 al lunedì 6 aprile 2009, ha colpito anche persone e comunità di religiose presenti e operanti nella zona terremotata. La violenza del fenomeno tellurico, impietosa, ha stroncato l’attività, i progetti, la vita di alcune ‘sorelle’; le ha spogliate di tutto; ha sgretolato case adibite alla vita comunitaria con tutto ciò che di bello e utile una casa custodisce; ha reso inagibili edifici testimoni di dedizione incondizionata, di grosse fatiche e, anche, di gioie motivate, autentiche e profonde.
Nello smarrimento di fronte a un enigma indecifrabile, le espressioni di solidarietà possono aiutare a superare situazioni angoscianti; possono alleviare le ferite; ridare speranza e coraggio. La solidarietà, la compartecipazione, il rendersi in qualche modo presenti, in fondo, è amore e l’unica cosa che non verrà distrutta mai è proprio questa: l’Amore.
 
In altra parte del sito abbiamo indicato la forma con cui esprimere alle nostre sorelle in modo concreto la partecipazione fraterna: la condivisione dei beni. Qui possono essere inviati messaggi che verranno man mano pubblicati. Anche se i membri e le superiore degli Istituti colpiti dalla tragedia non li leggeranno subito, i messaggi resteranno a continuo ricordo di un evento estremamente triste e di come le religiose presenti in Italia o in altra parte del globo hanno partecipato al comune dolore. (B.M.)
 
Suor Lucilla Del Grande
Suore Santa Famiglia di Penne
Vice Presidente USMI regionale Abruzzo-Molise
scrive:
Il Gran Sasso d’Italia, dalle alte cime ancora innevate, contempla incredulo il mistero di dolore che si raccoglie struggente ai suoi piedi: una moltitudine immensa cerca consolazione.
Una lacrima la grande roccia la versa su persone speciali, le religiose che da anni vede correre laboriose, attente e innamorate, nel suo territorio. Di alcune ha sostenuto addirittura il sogno di fondazione:
- Madre Maria Giuseppa Micarelli: 1845-1909 
  Francescane Missionarie di Gesù Bambino
- Madre Francesca De Sanctis:     1836-1916
  Missionarie della Dottrina Cristiana ; 
 
Suore della Santa Famiglia di Penne;
- Madre Maria Ferrari:                 1824-1896
  Suore Zelatrici del Sacro Cuore (Ferrari)
 
Oggi venerdì Santo 2009, la Chiesa è non celebra l’Eucaristia. A L’Aquila arriva un permesso speciale: eucaristia solenne, presieduta dal Sua Eminenza card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato. Il calice è dono del Santo Padre. 
205 bare si uniscono alla Passione di Gesù.
Fra di esse     
    quella di Sr Gemma Antonucci, badessa delle Monache Clarisse della Beata Antonia;
    quella di Sr Lucia Ricci, Suora Zelatrice del Sacro Cuore
    quella di Sr Anna Maria Palumbo, Suora Zelatrice del Sacro Cuore
Suor Gemma: chiede aiuto per salvare il monastero e soprattutto le monache: troppa polvere soffoca il suo grido.
Sr Lucia 82 anni: il cuore non regge le medicazioni alla testa e lo spavento;
Sr Anna Maria 60 anni: Caritas Christi urget... Più di venti bambini da mettere in salvo nella Casa Famiglia Immacolata Concezione. Bisogna far subito. La comunità delle Suore Zelatrici li salva tutti… Nessuna traccia di Sr Anna. La sua consorella cerca, veglia, l’aspetta… Dopo tre giorni Sr Anna riemerge dalle macerie rivestita dell’abito nuziale dell’amore, indossato fin dagli albori della sua giovinezza. Quello distintivo del suo Istituto infatti, non lo indossa nella bara, come non lo indossa Sr Lucia. Lo Sposo ne ha cucito uno di gloria per tutt’e due.
Volti, nomi segnati per sempre nel cuore e nel ricordo delle sorelle religiose di Abruzzo e d’Italia, perché la loro fede è lì: Sono io la tua vita e la tua Risurrezione!
Nel pellegrinaggio terreno che ci viene regalato, attraverso le nostre esistenze povere, fragili e nascoste, Lui ci fa dono della sua Parola e del suo Pane; ci fa dono della gioia di continuare a narrare, nonostante i vuoti, il suo amore e la sua misericordia.
Vari sono i carismi dei nostri Istituti ma unico il filo d’oro che dà loro un senso: la Speranza oltre ogni morte, oltre ogni lutto e finitudine.
Dolore composto, silenzioso, quello della chiesa aquilana destinata ad accogliere altri lutti, altri funerali fino a quando si continua a scavare.
Questa mattina, alle 8,50 un primo vagito dopo il terremoto. Nasce Alice.
Non possiede corredino; le macerie glielo hanno portato via. Che importa! Ecco, io sto per fare una cosa nuova; essa sta per germogliare; non la riconoscerete? Is 43,19
Coraggio religiose d’Abruzzo e d’Italia ! Lui ci precede in Galilea…
 
                                        

scritto da: usmi alle ore 05:51 | link | commenti (13)
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martedì, 17 marzo 2009

L’OBBEDIENZA NELLA VITA CONSACRATA,OGGI

L’USMI di Palestrina ha avuto l’onore di ospitare, per la formazione delle Religiose della Diocesi, Mons Giuspeppe Petrocchi, Vescovo di Latina-Terracina-Priverno-Sezze, che con abilità, competenza e professionalità ha "regalato" alle diverse religiose convenute un pomeriggio di grande interesse, partecipazione e fraternità.

Il Vescovo - psicologo - così lo definiscono le Suore dopo tre anni consecutivi di formazione - nel trattare il tema "Il servizio dell’autorità e obbedienza - Consacrazione e ricerca della volontà di Dio" ha esordito, quasi di sorpresa, con la formula magica degli interrogativi: Cos’è l’obbedienza, nella Vita consacrata? Egli stesso, senza aspettarsi una qualsiasi risposta, fornisce il frutto della sua esperienza che gli consente di dire, con fermezza e determinazione, che l'obbedienza è accoglienza della volontà di Dio che si esprime - in tutto e sempre - nel cercare il progetto del Signore "con" e "attraverso" la comunità religiosa di appartenenza.

E trova che il "suo segreto", la sua fonte, la sua forza e il suo apice sta nel rivivere l’evento della croce gloriosa, scandito dalla partecipazione al sacrificio e alla risurrezione del Signore: ecco perché essa è compresa e praticata solo se si assimila il "pensiero di Cristo" e non certo assecondando "l’uomo naturale". Certamente non è possibile, né conveniente, porre mano a un progetto senza conoscerne la finalità. Da qui un’altra domanda Qual è l’obiettivo dell’obbedienza?. La risposta è immediata, senza retorica, chiara nella sua definizione e di una bellezza disarmante: "L'obbedienza pone la vita interamente nelle mani del Signore perché Egli la realizzi secondo il disegno di Dio e ne faccia un capolavoro". Dove va vissuta l’obbedienza?

Ovviamente - continua Mons Petrocchi - nella Chiesa e anzitutto nella propria comunità religiosa per vivere, nel segno della comunione, lo stesso itinerario di perfezione e per spendersi nell’identica missione. Cosa si manifesta nell’obbedienza? La risposta non può che essere lapidaria: l’amore più grande, che sta nel consegnare la propria vita al Signore e, in Lui, donarla ai fratelli, con la radicalità del "fiat" di Maria in quanto "l’obbedienza è la consumazione dell’amore". A conclusione, il Vescovo ci lascia quattro "stili" di obbedienza, un vero e proprio testamento da custodire gelosamente:

  • l’obbedienza del "sì"-detto e del "sì"-fatto (è "l’obbedienza obbediente");

  • l’obbedienza che si esprime in un "sì"-detto e in un "no"-fatto (si tratta della "disobbedienza mascherata da obbedienza": intessuta di litigiosità e di indisponibilità, e sempre accompagnata da un alto tasso di pretese e di permalosità);

  • l’obbedienza che passa attraverso un "no"-detto e un "sì"-fatto (in questo caso si ha a che fare con l’"obbedienza in conversione": quella che parte dalla discussione abrasiva ma si conclude a lieto fine) ;

  • l’"obbedienza negata", che si esprime in un "no"-detto e in un "no"-fatto (è la "disobbedienza militante". Va evidenziato che tale rifiuto è quasi sempre motivato con nobili ragioni, finalizzate a farlo apparire un atto di "santo dissenso").

    Mons Giuseppe Petrocchi, con grande paternità, invita tutte a guardare Maria, modello di obbedienza perfetta, per essere un’eco viva del suo "sì" .

      Sr. Emma Zordan
      Delegata Usmi di Palestrina


  • scritto da: usmi alle ore 09:23 | link | commenti
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