mercoledì, 07 maggio 2008

…STA’ DAVANTI AL SIGNORE

 «Esci… e sta’ sul monte davanti al Signore». È scritto nel Primo libro dei Re al capitolo 9 versetto 11. È una voce che parla ad Elia entrato in una caverna per passarvi la notte. Parla a lui il Signore Dio. Dopo un secondo ascolto della parola di Dio, questa volta sul monte, ancora ubbidiente, egli parte e va’… dove Dio gli indica: a ungere profeti. Rivestito di forza divina Elia rende testimonianza all’unica maestà e trascendenza del Dio di Israele in mezzo a un popolo schiavo del materialismo idolatra. Il Signore abita l’anima di Elia ed Elia fa in semplicità di cuore quello che Dio gli comanda.

Secoli più tardi una donna, possiamo dirlo, ‘sta davanti al Signore’. Non sappiamo dove, forse nella sua casetta, come la dipingono piccoli e grandi e più famosi artisti; non sappiamo in che ora della giornata o della notte. Ma il luogo non interessa. L’ora neppure. Interessa la sua capacità di ascoltare la voce del Messaggero di Dio che le dice, incutendole timore: «Salve, piena di grazia, il Signore è con te». Lo racconta Luca, l’evangelista dell’infanzia di Gesù. E il primo stupefacente saluto si trasforma in dialogo, proprio perché lei sa mettersi in ascolto, vuole capire, perché l’ambiente in cui personalmente vive è la quiete contemplativa che le permette ora – dopo l’ascolto e le chiarificazioni da parte del messaggero - di rispondere con sapienza e disponibilità: «Ecco la serva del Signore, si faccia di me come hai detto tu».

È la dolce fermezza, l’ineffabile coerenza, l’umile coraggio di fronte a una grandezza infinita, che le chiede l’umanamente impossibile: diventare madre, senza concorso d’uomo; soltanto in forza dello Spirito Santo, Creatore, forza vivificatrice che la investirà e chi nascerà da lei sarà precisamente il Santo, il Figlio di Dio.

E la storia della salvezza segue il suo tragitto, inserita nella storia politica, civile, sociale, e nella geografia dell’uomo peccatore che sarà redento proprio da quel Figlio che lei porta e lascia crescere nel proprio grembo. Giuseppe e Maria andranno a Betlemme, in forza di una legge civile, e là nascerà, appunto, il Santo. Gli angeli ne daranno in canto la notizia. Verranno ad adorarlo i pastori e i magi dall’Oriente. E lei vede, osserva, ascolta, conserva in cuor suo la memoria dei singoli eventi con il loro carico di domanda e di richiesta di fedeltà. In intimo gesto contemplativo. Ma il bimbo non è suo. Ha una missione da compiere; sfugge, sin da bimbo alla persecuzione, e fuggono lei, Giuseppe e il bimbo, in Egitto. Tornano, si stabiliscono a Nazaret: quel figlio vive l’esperienza del lavoro e della famiglia, della preghiera e dello studio, sin quando scoccherà la sua ora, che culminerà là sulla croce, ai cui piedi ‘sta’ lei, la madre, con l’amico Giovanni. Vengono consegnati come in testamento, dal Figlio suo morente in croce l’uno all’altra: «Donna, ecco tuo figlio»; e a lui: «Ecco tua madre». Ed egli se la porterà e la terrà con sé sin quando, terminato il suo corso terreno – come scriverà più tardi san Paolo parlando di sé - sarà assunta dall’Eterno nella sua totalità antropologica e spirituale nella propria quiete infinita ed esaltante.

Ecco Maria, l’icona a cui la vita religiosa guarda, quasi si aggrappa, per rendere feconda la propria attività. Opere, certo; l’annuncio, la catechesi, l’evangelizzazione certamente, sono necessari. Lo ha detto Gesù: andate e fate discepole tutte le genti. Assistenza, difesa della vita dal concepimento sino alla morte non si possono eludere; lavorare nel difficile ed esigente campo della cultura e della comunicazione è urgente:  della “carità intellettuale” parla anche Benedetto XVI. Educazione, formazione, farsi carico dei deboli e dei poveri, dei bambini, degli adolescenti e dei giovani, degli adulti e degli anziani, della famiglia e dei migranti, dei carcerati e di chi mette la propria vita sulla strada a disposizione di chi passa, non si mettono in discussione. Nessuno escluso. La molteplicità dei carismi ne è la prova più evidente. Ma «prima di tutto, soprattutto, vita di tutto la preghiera». Lo scriveva e lo diceva con forza e insistentemente il Beato Giacomo Alberione, uno dei Fondatori più fecondi nella storia recente della Chiesa, grazie alla presenza in lui di quello Spirito di santità che è al tempo stesso Spirito Creatore.

Biancarosa Magliano

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scritto da: usmi alle ore 19:38 | link | commenti
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