«Esci… e sta’ sul monte davanti al Signore». È scritto nel Primo libro dei Re al capitolo 9 versetto 11. È una voce che parla ad Elia entrato in una caverna per passarvi la notte. Parla a lui il Signore Dio. Dopo un secondo ascolto della parola di Dio, questa volta sul monte, ancora ubbidiente, egli parte e va’… dove Dio gli indica: a ungere profeti. Rivestito di forza divina Elia rende testimonianza all’unica maestà e trascendenza del Dio di Israele in mezzo a un popolo schiavo del materialismo idolatra. Il Signore abita l’anima di Elia ed Elia fa in semplicità di cuore quello che Dio gli comanda.
Secoli più tardi una donna, possiamo dirlo, ‘sta davanti al Signore’. Non sappiamo dove, forse nella sua casetta, come la dipingono piccoli e grandi e più famosi artisti; non sappiamo in che ora della giornata o della notte. Ma il luogo non interessa. L’ora neppure. Interessa la sua capacità di ascoltare la voce del Messaggero di Dio che le dice, incutendole timore: «Salve, piena di grazia, il Signore è con te». Lo racconta Luca, l’evangelista dell’infanzia di Gesù. E il primo stupefacente saluto si trasforma in dialogo, proprio perché lei sa mettersi in ascolto, vuole capire, perché l’ambiente in cui personalmente vive è la quiete contemplativa che le permette ora – dopo l’ascolto e le chiarificazioni da parte del messaggero - di rispondere con sapienza e disponibilità: «Ecco la serva del Signore, si faccia di me come hai detto tu».
È la dolce fermezza, l’ineffabile coerenza, l’umile coraggio di fronte a una grandezza infinita, che le chiede l’umanamente impossibile: diventare madre, senza concorso d’uomo; soltanto in forza dello Spirito Santo, Creatore, forza vivificatrice che la investirà e chi nascerà da lei sarà precisamente il Santo, il Figlio di Dio.

Ecco Maria, l’icona a cui la vita religiosa guarda, quasi si aggrappa, per rendere feconda la propria attività. Opere, certo; l’annuncio, la catechesi, l’evangelizzazione certamente, sono necessari. Lo ha detto Gesù: andate e fate discepole tutte le genti. Assistenza, difesa della vita dal concepimento sino alla morte non si possono eludere; lavorare nel difficile ed esigente campo della cultura e della comunicazione è urgente: della “carità intellettuale” parla anche Benedetto XVI. Educazione, formazione, farsi carico dei deboli e dei poveri, dei bambini, degli adolescenti e dei giovani, degli adulti e degli anziani, della famiglia e dei migranti, dei carcerati e di chi mette la propria vita sulla strada a disposizione di chi passa, non si mettono in discussione. Nessuno escluso. La molteplicità dei carismi ne è la prova più evidente. Ma «prima di tutto, soprattutto, vita di tutto la preghiera». Lo scriveva e lo diceva con forza e insistentemente il Beato Giacomo Alberione, uno dei Fondatori più fecondi nella storia recente della Chiesa, grazie alla presenza in lui di quello Spirito di santità che è al tempo stesso Spirito Creatore.
Biancarosa Magliano
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