martedì, 17 marzo 2009

L’OBBEDIENZA NELLA VITA CONSACRATA,OGGI

L’USMI di Palestrina ha avuto l’onore di ospitare, per la formazione delle Religiose della Diocesi, Mons Giuspeppe Petrocchi, Vescovo di Latina-Terracina-Priverno-Sezze, che con abilità, competenza e professionalità ha "regalato" alle diverse religiose convenute un pomeriggio di grande interesse, partecipazione e fraternità.

Il Vescovo - psicologo - così lo definiscono le Suore dopo tre anni consecutivi di formazione - nel trattare il tema "Il servizio dell’autorità e obbedienza - Consacrazione e ricerca della volontà di Dio" ha esordito, quasi di sorpresa, con la formula magica degli interrogativi: Cos’è l’obbedienza, nella Vita consacrata? Egli stesso, senza aspettarsi una qualsiasi risposta, fornisce il frutto della sua esperienza che gli consente di dire, con fermezza e determinazione, che l'obbedienza è accoglienza della volontà di Dio che si esprime - in tutto e sempre - nel cercare il progetto del Signore "con" e "attraverso" la comunità religiosa di appartenenza.

E trova che il "suo segreto", la sua fonte, la sua forza e il suo apice sta nel rivivere l’evento della croce gloriosa, scandito dalla partecipazione al sacrificio e alla risurrezione del Signore: ecco perché essa è compresa e praticata solo se si assimila il "pensiero di Cristo" e non certo assecondando "l’uomo naturale". Certamente non è possibile, né conveniente, porre mano a un progetto senza conoscerne la finalità. Da qui un’altra domanda Qual è l’obiettivo dell’obbedienza?. La risposta è immediata, senza retorica, chiara nella sua definizione e di una bellezza disarmante: "L'obbedienza pone la vita interamente nelle mani del Signore perché Egli la realizzi secondo il disegno di Dio e ne faccia un capolavoro". Dove va vissuta l’obbedienza?

Ovviamente - continua Mons Petrocchi - nella Chiesa e anzitutto nella propria comunità religiosa per vivere, nel segno della comunione, lo stesso itinerario di perfezione e per spendersi nell’identica missione. Cosa si manifesta nell’obbedienza? La risposta non può che essere lapidaria: l’amore più grande, che sta nel consegnare la propria vita al Signore e, in Lui, donarla ai fratelli, con la radicalità del "fiat" di Maria in quanto "l’obbedienza è la consumazione dell’amore". A conclusione, il Vescovo ci lascia quattro "stili" di obbedienza, un vero e proprio testamento da custodire gelosamente:

  • l’obbedienza del "sì"-detto e del "sì"-fatto (è "l’obbedienza obbediente");

  • l’obbedienza che si esprime in un "sì"-detto e in un "no"-fatto (si tratta della "disobbedienza mascherata da obbedienza": intessuta di litigiosità e di indisponibilità, e sempre accompagnata da un alto tasso di pretese e di permalosità);

  • l’obbedienza che passa attraverso un "no"-detto e un "sì"-fatto (in questo caso si ha a che fare con l’"obbedienza in conversione": quella che parte dalla discussione abrasiva ma si conclude a lieto fine) ;

  • l’"obbedienza negata", che si esprime in un "no"-detto e in un "no"-fatto (è la "disobbedienza militante". Va evidenziato che tale rifiuto è quasi sempre motivato con nobili ragioni, finalizzate a farlo apparire un atto di "santo dissenso").

    Mons Giuseppe Petrocchi, con grande paternità, invita tutte a guardare Maria, modello di obbedienza perfetta, per essere un’eco viva del suo "sì" .

      Sr. Emma Zordan
      Delegata Usmi di Palestrina


  • scritto da: usmi alle ore 09:23 | link | commenti (1)
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